Nali’ Themba: C’è speranza in Sudafrica.

“Lo stigma sociale, la discriminazione e la violenza sono sempre stati un deterrente per me e molte persone trans che affermano la propria identità, rivendicando il proprio ruolo nella società. Quindi per me, ci è voluto un bel po’ prima che potessi affermarmi come la donna che sono oggi. Il coming out con la mia famiglia è avvenuto a 16 anni e ho vissuto sulla mia pelle lo stigma e l’oppressione all’interno della famiglia” A parlate Liberty Matthyse, direttrice dell’associazione Gender Dinamics, un’organizzazione non governativa con sede a Città del Capo fondata nel 2005 per promuovere i diritti trans nell’Africa australe. In tutta l’Africa meridionale, le persone Lgbtqia+ rimangono infatti vulnerabili all’omofobia, alla persecuzione e alla discriminazione a causa del loro orientamento sessuale e dell’identità di genere reale o percepita. In Malawi, Eswatini e Zimbabwe vi sono leggi che criminalizzano le relazioni omosessuali, con severe sanzioni legali e arresti documentati anche negli ultimi 3 anni. Le leggi, lo stigma e la discriminazione espongono le persone Lgbtqia+ a violenza e abusi a tutti i livelli, con un’incidenza che in Africa è ancora più alta rispetto a quella subita dalle stesse persone Lgbtqia+ in Nord America o in Europa. Inoltre, lo stigma, la violenza, l’esclusione sociale ed economica e la discriminazione riducono la prevenzione e il trattamento dell’Hiv, in una regione con i più alti tassi di infezione al mondo. GDX è partner di COSPE nel progetto, Nali Themba, in zulu “C’è speranza” e sarà ospite al Festival Reclaim con una nutrita delegazione. Con lei avevamo parlato nel 2021 per il numero di Babel “Sempre ribelli” quando ci illustrava la situazione delle persone trans in quel momento storico, quello post pandemia, e ci abbiamo riparlato nel 2025, all’indomani del discorso di insediamento di Trump alla casa bianca. Un discorso transfobico, oscurantista e che annunciava pesanti tagli in ambito di cooperazione, soprattutto sanitaria. Liberty ci parlava in quella intervista per il numero di Babel “Non conformi”, di un arretramento ma non di una sconfitta, per le organizzazioni come la sua.  “Gender Dynamix” è un’organizzazione transgender e trans specifica, il che significa che sia a livello di governance che a quello operativo, l’organizzazione è composta da circa il 60% di persone trans e altre di genere diverso. Con un team composto da circa 13 membri, l’organizzazione è cresciuta negli anni ed è diventata un punto di riferimento anche per altre associazioni di tutta la regione australe che vengono sostenute e rafforzate grazie ad un lavoro di rete.

GDX sarà presente a Bologna (venerdì 22 maggio dalle 9- alle 16) un forum organizzato nell’ambito di un altro progetto COSPE, il DREAM, che mette in relazione attviist3 da tutto il mondo, e poi parteciperà al panel “Resistenze Queer”(Bologna, 22 maggio, ore 5:00 PM – 7:00 PM): dedicato alle storie e alle lotte delle comunità LGBTQIA+. Durante l’incontro verranno proiettati due documentari del 2026 diretti da Carl Collison. Il primo, “Still My Child”, racconta il viaggio di tre padri sudafricani verso l’accettazione incondizionata dei propri figli transgender, superando i pregiudizi della comunità. Il secondo, “I am She/Her”, analizza la realtà vissuta dalle donne trans in Sudafrica a trent’anni dalla storica Costituzione del 1996, indagando il divario tra i diritti sulla carta e la vita quotidiana ed è stato realizzato proprio nell’ambito del progetto Nali Themba. Durante il panel Bologna, si collegherà proprio con la sede di GDX a città del capo per dialogare con gli attivist3 e membri della società civile che allo stesso tempo avranno visti i due documentari. Un ponte e un link virtuale per mettere in comune le sfide, le lotte e le speranze di attivist3 di diverse latitudini e uno spazio di confronto tra attivistə, studiosi e società civile per riflettere sulle sfide e le possibilità di trasformazione.  

Un altro momento di approfondimento che va in questo senso va l’incontro di sabato 23 maggio ore 10.00 a Firenze l’incontro: “Mappamondi Live: Sudafrica la nazione arcobaleno”: i giornalisti Giammarco Sicuro e Veronica Fernandes dialogheranno con Paolo Israel (Università di Cape Town) sulle trasformazioni sociali e le disuguaglianze della regione.   

COSPE in Africa australe:  

L’impegno di COSPE in Africa meridionale racconta una presenza che, da oltre vent’anni, si è consolidata adattandosi ai cambiamenti politici e sociali della regione. Questa storia affonda le sue radici in Eswatini, dove l’organizzazione opera stabilmente fin dal 2000, per poi estendersi a Angola (2011), Mozambico (2014) e Zimbabwe (2019). L’ultimo tassello è il Sud Africa, dove nel 2024 nasce il progetto Nali’Themba (che in zulu significa “C’è speranza”), in partenariato con l’associazione locale Gender Dynamics (GDX). Questo ampliamento avviene però in un contesto globale sempre più critico dal punto di visto economico, politico e sociale: secondo il rapporto di Freedom House, il 38% della popolazione mondiale vive oggi in Paesi “non liberi”, segno di una più ampia regressione dei diritti civili. Il Sud Africa rappresenta un caso emblematico di questa contraddizione: a un quadro legislativo avanzato si affianca una violenza strutturale persistente. Le disuguaglianze legate a religione, cultura e orientamento sessuale si riflettono in alti livelli di violenza sessuale e in un aumento delle aggressioni contro la comunità LGBTQIA+, in particolare dopo la pandemia di COVID-19. Episodi come l’uccisione dell’imam Muhsin Hendricks nel 2025 evidenziano il peso crescente dei fondamentalismi. In questo contesto opera Nali’Themba, che rafforza la leadership delle organizzazioni locali per i diritti delle persone queer, attraverso formazione, monitoraggio delle violazioni e advocacy per il riconoscimento legale dell’identità di genere basato sull’autodeterminazione.  

Il progetto promuove campagne di sensibilizzazione, produzioni documentarie e dialoghi con media e autorità religiose per contrastare lo stigma. Tuttavia, il congelamento dei fondi internazionali ha avuto conseguenze immediate: in Sud Africa 12 cliniche che offrivano cure ormonali e servizi per l’HIV a circa 3.000 persone transgender sono state costrette a chiudere, privando migliaia di individui di cure salvavita e spingendoli verso il pericoloso mercato nero. Anche in Eswatini dove COSPE lavora con progetti sulla violenza di genere, l’impatto è grave: migliaia di persone gay, sex workers, individui transgender e tossico dipendenti non hanno più accesso a trattamenti e servizi di salute sessuale, in un contesto già segnato da povertà estrema (38%) e disoccupazione giovanile (41,2%). Accanto a queste iniziative, COSPE promuove programmi regionali che intrecciano diritti civili, sviluppo e giustizia ambientale.  

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